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-Anoressia nervosa e bulimia nervosa

L’immagine mentale del corpo si costruisce nel corso della vita, a partire dai primi giorni.
Il quadro relazionale dei rapporti iniziali con le figure di accudimento ne fonda la base: potremmo dire che il bambino si vede prima di tutto nello specchio dell’altro.
In seguito gli incontri della vita, i coetanei, le prime  esperienze  sentimentali e sessuali, la cultura nella quale si cresce, con i suoi modelli ideali e i suoi stereotipi, concorreranno via via a modulare l’immagine mentale del corpo e la soddisfazione-insoddisfazione per il proprio aspetto.

La psichiatria contemporanea considera i problemi con l’immagine mentale del proprio corpo un sintomo indispensabile alla diagnosi di anoressia nervosa e bulimia nervosa.
La diagnosi di anoressia nervosa richiede che sia presente una paura intensa di aumentare di peso o di ingrassare, pur essendo sottopeso e di percepire il peso e le forme del corpo in modo disturbato.
La diagnosi di bulimia nervosa richiede che la valutazione di sé sia indebitamente influenzata dalle forme e dal peso del corpo.

Nello studio dell'ANORESSIA NERVOSA è utile uno sguardo panoramico sull’evoluzione storica del concetto di questa malattia, distinguendone, per maggior chiarezza, quattro periodi, che vanno dal Medioevo (1347) fino ai primi del Novecento, in cui si è cercato di rispondere al quesito “perché non vogliono mangiare”.

Il primo periodo comprende i primi tentativi di identificare la malattia attraverso l’esposizione di qualche caso suggestivo. Nella storia della Psicologia Medica si è rilevato che di casi di anoressia ne esistevano anche nel Medioevo.

Rudolph M.Bell, nel suo testo “La Santa Anoressia”, affronta la tematica in maniera originale, descrivendo le vicende di santi e, soprattutto, di sante come Caterina da Siena (1347-1380). Scopo di questo saggio è gettare un ponte che attraversi i secoli, tra l’Italia Medioevale ed i giorni nostri, per tentare di comprendere le relazioni esistenti tra la santa anoressia e l’anoressia nervosa.
L’autore scopre delle sorprendenti analogie tra le caratteristiche tipiche della sindrome psichiatrica e il comportamento di donne che consideravano gli impulsi fisici degli ignobili ostacoli sul cammino spirituale verso la santità e che mortificavano il loro corpo fino a morire di fame.

Bell sostiene che la santa anoressia e l’anoressia nervosa sono due condizioni molto simili e che la distinzione consiste in alcune sfumature. Entrambi gli stati sono caratterizzati dal rifiuto del cibo, uno di essi è causato dal desiderio di essere santa e l’altro dal desiderio di essere magra.

Nella cultura contemporanea occidentale, la magrezza è decantata come un ideale di bellezza femminile. Le sante anoressiche detestavano i loro desideri ed impulsi corporali e per essere sante era necessario non avere bisogni sessuali, narcisistici e nutritivi, quindi il cibo veniva considerato come un comportamento egoistico e pertanto doveva essere rifiutato.
Tramite il rifiuto, il digiuno ed il controllo della fame si pensava di ottenere il riscatto dalle componenti basse e si acquistava autostima o addirittura santità.

Nel secondo periodo, nel 1873, fu fondamentale l’articolo di Lasègue sull’anoressia isterica, secondo il quale la causa della malattia è uno stato mentale perverso dovuto ad un’emozione segreta o confessata del paziente.
In seguito il termine di anoressia “isterica” verrà modificato perché le stesse manifestazioni si riscontrano in quadri patologici diversi da quelli isterici.

W.Gull (1874-1888) affermò che la perdita dell’appetito è condizionato da uno stato di malattia psichica, è un’anomalia dell’Io e determina il corso della malattia.

Successivamente l’Huchard nel 1883 in Francia sostituisce definitivamente alle vecchie denominazioni quella di "anoressia mentale", che è stata assunta dagli autori moderni.
Nel suo articolo l’autore distingue tre fasi: la prima è caratterizzata da turbe digestive, riduzione degli alimenti e iperattività; la seconda è caratterizzata dall’ansia della famiglia costernata per il digiuno e il dimagrimento; infine la terza fase in cui si evidenziano il deperimento esterno, pallore, amenorrea, stipsi ed astenia: la cosiddetta cachessia.

Nel 1959 negli Stati Uniti gli studi sull’anoressia mentale furono in grande maggioranza ad orientamento psicoanalitico perchè si è rilevato che il rifiuto di cibo e la perdita ponderale sono fenomeni tardivi, secondari alle deviazioni della personalità che vi fanno da sfondo.

Quindi possiamo dire che l’anoressia nervosa è una sindrome individuata dai medici da almeno tre secoli anche se i nomi sono cambiati nel tempo e i criteri diagnostici sono stati via via modificati.

La BULIMIA NERVOSA è stata proposta alla comunità scientifica come diagnosi autonoma nel 1979 dallo psichiatra Gerald Russell che scrisse l'articolo “la bulimia nervosa una pericolosa variante dell’anoressia nervosa”.

La bulimia rappresenta l’evoluzione di una fase precedente di anoressia grave.
Dopo un periodo di anoressia,  più o meno lungo, compaiono delle crisi di fame incontrollabile, seguite da tentativi di compenso di vario genere (vomito, abuso di lassativi, diuretici, esercizio fisico esagerato e digiuni alternati alle abbuffate).
Quindi si scivola dall’anoressia alla bulimia, il peso corporeo è per lo più nella norma o al di sotto, è raro che sia presente un sovrappeso.
Nella bulimia il dramma si consuma in maniera solitaria e segreta. Ha in comune con l’anoressia la paura di ingrassare ed è caratterizzata da problemi profondi con l’immagine fisica di sé.

Stili alimentari bulimici erano stati segnalati fin dall’antichità. Infatti la parola bulimia è una parola che viene dal greco, usata da Ippocrate (V sec. a.C.), Aristotele (IV sec. a.C.) e più tardi da Galeno (II sec. d.C.) sempre con il significato di fame enorme, smisurata.

Nel corso del tempo il termine bulimia ha subito dei cambiamenti. Oltre all’eccesso di cibo ingerito, ciò che è importante è la coazione invincibile della perdita di controllo con un impulso che diventa irresistibile e soprattutto presenta sempre delle condotte di compenso come vomito, purghe lassative, diuretici e un’attività fisica esagerata.

La bulimia, come ne parlano diversi autori, ha delle affinità profonde con la tossicodipendenza. Infatti la ricerca bramosa e ingovernabile del cibo, che domina la vita dei soggetti bulimici, somiglia molto a quella della dipendenza da droga e alcool.

In sintesi, occorrono tre sintomi per fare una diagnosi di anoressia nervosa: una paura morbosa d’ingrassare con tendenza a sentirsi grassi pur essendo scheletrici, una perdita di peso grave e un’interruzione del ciclo mestruale che duri da almeno tre mesi.

Anche per fare una diagnosi di bulimia nervosa occorrono tre sintomi: un’elevata attenzione ossessiva nei riguardi del peso e alle forme del corpo, abbuffate compulsive e frequenti, seguite da contro misure patologiche, la più frequente delle quali è il vomito autoindotto.

A partire dal 1980 la nosografia psichiatrica tiene distinte le due patologie ed il sintomo principale di distinzione è l’amenorrea, l’interruzione del ciclo mestruale da almeno tre mesi. E' bene sottolineare, però, che i sintomi dell'anoressia e bulimia possono presentarsi entrambi nella stessa persona, la quale può passare da un disturbo all'altro in momenti diversi della vita .

Importante è notare che un tempo l’anoressia era rara mentre oggi è diventata terribilmente comune specialmente nell’adolescenza e nelle giovani donne, che ne vengono colpite con più frequenza.
Nella società opulenta siamo tutti esposti all’offerta eccessiva di cibo e nello stesso tempo alla martellante presentazione di immagini di “corpi perfetti”. Non siamo soddisfatti del nostro aspetto fisico e spostiamo sul peso e sull’immagine incertezze e conflitti di tutt’altra origine.

Ci si pone una domanda: perché solo alcuni si ammalano di anoressia e bulimia?
Quali sono i fattori predisponenti a lungo termine, fattori precipitanti e fattori che tendono a perpetuare la sindrome?

- I fattori predisponenti sono: individuali, familiari e culturali.

- I fattori che precipitano specialmente nella bulimia, piuttosto che nell’anoressia, nella maggior parte dei casi sono: separazioni e perdite, nuove richieste ambientali, esperienze sessuali o un trauma accidentale.

- I fattori principali che perpetuano il disturbo  sono: i guadagni secondari legati alla malattia (attenzioni speciali da parte della famiglia, evitando situazioni sessuali, rimanendo fissati a un’eterna infanzia). Gli effetti del digiuno e della perdita di peso aggravano le distorsioni dell’immagine del corpo  e dei segnali interni, si scatenano crisi bulimiche e ansia che a sua volta scatenano le misure
compensative come il vomito, il più frequente.

Si è constatato che i trattamenti psicoanalitici e psicoterapeutici sono lo strumento più utile per la comprensione e il trattamento dei disturbi dell’alimentazione, insieme con la terapia familiare secondo il modello relazionale sistemico.

Le terapie relazionali-sistemiche (della famiglia) sono forse il trattamento di scelta per le più giovani, fino ai 16 anni; in fasce d’età successive sono in genere preferibili psicoterapie individuali.

 

 

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